La fama, o celebrità, è per sua stessa natura superficiale, e le qualità che la compongono devono essere superficiali di per sé. […]
[Pessoa, 2019: 430; BNP/E3, 345-1r]
Del romanzo poliziesco, The Mouth of Hell, (La Bocca dell’Inferno) che Fernando Pessoa cercò di scrivere dopo la messa in scena del suicidio di Aleister Crowley, ultimo atto del soggiorno dell’occultista inglese in Portogallo, romanzo in cui lo stesso scrittore portoghese compare come personaggio di una trama non meno intricata di quella che, in circostanze del tutto diverse, in situazioni che apparentemente non hanno nulla a che fare con l’occulto, con scogliere e correnti marine, portasigarette e simboli egiziani, si va sbrogliando sotto in nostri occhi quasi cent’anni dopo, di quel romanzo Steffen Dix, cercando di mettere insieme i pezzi sparsi in documenti a volte catalogati erroneamente, scrisse: considerando l’irregolarità e le varianti dei frammenti del romanzo, diventa praticamente impossibile metterli in ordine in modo definitivo (Steffen Dix, Pessoa, 2019: 18-19)
Nel novembre 2025, il giorno 22 per la precisione, e per amor di completezza diremo che si trattava di un sabato, chi stava nei pressi della panchina dei Belk all’interno del Palacormano, durante un primo time-out chiamato in tutta fretta a soli due minuti dall’inizio della partita Basket Brusuglio-Basketown, sentì distintamente Tommi Marchesi sentenziare che non applicando un certo schema difensivo studiato per ore in allenamento, tra i due difensori troppo distanti tra loro si sarebbe steso un tappeto rosso che avrebbe condotto l’avversario a canestro e i Belk dritti verso la bocca dell’inferno della sconfitta.
Guardando i suoi ragazzi in campo in quei primi minuti il Coach aveva pensato che sarebbe stato praticamente impossibile metterli in ordine in modo definitivo, ma scacciato dalla mente quel pessimo pensiero aveva chiamato il time out. Quei primi due minuti, e forse anche i due successivi, erano passati a canestri inviolati e se nessuna mano di chi assisteva allo spettacolo si era levata alla bocca per nascondere lo sbadiglio era stato perché, dall’una e dall’altra parte, la palla compiva tali imprevedibili e bizzose piroette sul ferro del canestro, dando l’illusione di poter entrare nella retina ma immancabilmente cascando fuori, che il pubblico trepidava e soffriva ma certo non si annoiava.
Avviso subito il lettore che la cronaca della partita Basket Brusuglio Cormano-Basketown Milano risulterà frammentata non meno degli appunti del romanzo di Pessoa e i suoi frammenti si confonderanno e alterneranno a quelli della partita giocata il giorno successivo a Niguarda: Social Osa-Basketown Milano.
A una attenta analisi, le due partite sembrano costituire due capitoli di un medesimo racconto, non solo perché troviamo alcuni personaggi comuni a entrambe ma anche perché essi sembrano muoversi lungo la stessa linea narrativa seppure con variazioni di stile tali da mettere in discussione la tesi a volte insinuata che Tommaso Marchesi e Nicola Bo siano dei nom de plume riconducibili alla stessa mano autorale, quella di Angelo Papale; anche l’ipotesi che si tratti di due eteronimi ciascuno in grado di esprimere una propria e peculiare personalità deve lasciare posto all’evidenza che sono due autori diversi tra loro e dal Papale stesso.
Entriamo nel dettaglio. Il personaggio di Teo Zanconti presente in entrambe le narrazioni si muove all’interno dei due capitoli in modo peculiarmente diverso. Apparentemente, nel testo a firma Marchesi lo troviamo protagonista di una prestazione via, via più incisiva dal punto di vista delle realizzazioni, primo marcatore della sua squadra con 12 punti al suo attivo a Cormano. Nella narrativa di mano Boesca, invece, quasi scompare come marcatore (2 punti contro il Social Osa) per acquistare inatteso spessore come difensore particolarmente efficace nelle interdizioni e nel recupero di palle grazie al sopraffino esercizio di quella tecnica definita del colpo di becco che permette di sottrarre la palla all’avversario durante il palleggio con un lieve tocco, rapido e preciso.
Analogo destino sembra avere anche il Diga, autore di una copiosa prestazione sabato pomeriggio (10 punti) e di un unico canestro la mattina dopo a Niguarda (2 punti). Sebbene nelle opere di entrambi gli autori – Marchesi e Bo – egli si distingua per l’abnegazione mescolata a una certa irruenza fisica, questo tratto non corrisponde esattamente all’aspetto pacato e mite che gli si attribuisce a un primo sguardo fuori dal campo.
Anche di Tito si nota una duplicità apparente se si tiene conto dei canestri messi a segno nelle due partite (5 punti a Cormano, 0 pnt a Niguarda) ma s’intuisce l’unità di carattere se si guarda al gioco espresso in entrambe le occasioni in cui, oltre all’abilità e colpo d’occhio nei passaggi smarcanti si va consolidando una fisicità in grado di scardinare le difese avversarie e una varietà di soluzioni sia nell’uno contro uno, sia sotto canestro.
Edo Sbaiz (2 pnt a Cormano e 3 pnt a Niguarda) è il quarto personaggio che compare nelle due cronache. Entrambi gli autori, il Marchesi e il Bo, lo descrivono come giocatore affidabile, dotato di una particolare eleganza di movimento, capace di accelerazioni che compie disinvoltamente senza alterare l’aplomb che lo contraddistingue. Suo il canestro di apertura a Cormano – canestro pesante – che mette fine all’involontaria verginale astinenza cui sembravano votati i dieci in campo. Fatto il suo, Edo generosamente si dedica al gioco di squadra rimandando al giorno dopo il piacere di mettere ancora la palla nel cerchio di ferro.
Più che un canestro, il primo appoggio a segno nella partita domenicale contro Social Osa, sembra uno studiato coup de théâtre uscito dalla mente del drammaturgo Nico Bo. Considerando cos’era accaduto nella partita d’andata al Boccioni e l’improvvisa scomparsa del giorno prima dal parquet di Cormano, far ricomparire Nicocarbone a segno in contropiede ha l’effetto di un botto finale sparato inaspettatamente in apertura dei fuochi d’artificio. Ancora Nico va a segno tre volte in rapida successione rispondendo colpo su colpo ai padroni casa. Suo il canestro che determina il primo ma fondamentale break della partita portando i Belk sull’11 a 8. Miglior realizzatore, chiude con 16 punti al suo attivo.
I nove (9) punti segnati da Seba a Cormano fanno parte di quel plafond su cui sia Marchesi sia Bo possono contare in ogni partita; punti messi a segno grazie a rapidità coraggio e fantasia, caratteristiche condivise in proporzioni variabili da Giogi (8 pnt con Social Osa), Greg (8 pnt con Social Osa), Brambi (4 pnt con Social Osa), Gullo (2 pnt con Brusuglio Cormano), Rich (2 pnt con Social Osa), Simo (2 pnt con Brusuglio Cormano) Marco (1 pnt con Social Osa), Uri (4 pnt con Social Osa), Giulio (2 pnt con Brusuglio Cormano), Samu (2 pnt con Brusuglio Cormano), Nico (2 pnt con Brusuglio Cormano) e Francesco (1 pnt con Brusuglio Cormano); e non dimentichiamoci del figliol prodigo Marcello detto l’Airone che in questo momento ci appare come un personaggio in cerca d’autore, ovvero in una delicata fase di individuazione di sé.
Accomunandoli nell’immagine di indistinguibili api operose affaccendate attorno allo stesso alveare, sappiamo di fare loro un torto perché dalla penna dei due autori – Bo e Marchesi – escono descritti con dovizia tale di dettagli da renderli inconfondibili l’uno con l’altro. Abili nei tagli, nelle finte, nei dai e vai, nell’uno contro uno, negli anticipi e nelle interdizioni, in campo dipendono uno dall’altro e, tutti insieme, dalla corretta esecuzione degli schemi studiati in allenamento.
Guardando i ragazzi in campo siamo presi da un sentimento sfaccettato. Da un lato plaudiamo l’azione corale, dall’altro ci aspettiamo che il singolo spicchi per una tripla andata a bersaglio, per l’improbabile gancio finito nella retina, per l’abilità di sgusciare magicamente oltre il muro compatto di difensori avversari o di elevarsi sopra le loro teste e braccia; ma, di fronte all’insuccesso dell’azione individuale pensiamo che la scelta avrebbe dovuto essere diversa. Sugli spalti riproduciamo la tensione che vibra nei ragazzi tra il desiderio di eccellere singolarmente e la consapevolezza di essere parte di una squadra, tra la legittima ma superficiale ambizione di dare spettacolo e quella più profonda di sentirsi parte di un gruppo che cresce insieme e vince insieme.
Campionato U14 Promo: Brusuglio Cormano-Basketown 41-49
Campionato U14 Silver: Social Osa-Basketown 40-52








