Thomas Hobbes, da quel cinico che era, ragionava sui meccanismi che governano meriti e successi, in termini spietatamente realistici: per lui, si merita ciò che si ottiene, non si ottiene ciò che si merita. Tradotto in baskettese attuale, se ottieni la vittoria l’hai meritata ma, pur meritandolo, non è detto che tu ottenga il successo: un arbitro potrebbe mettersi di traverso fischiando ventidue falli contro e solo sei a favore, oppure gli avversari potrebbero difendere a zona quando non sarebbe in teoria consentito, un infortunio o più d’uno, a ridosso o nel corso della partita e della vita, potrebbe mutare i rapporti di forza e allora, addio vittoria.
Però, in barba al filosofo inglese si può ottenere ciò a cui si aspira in proporzione ai propri meriti, sebbene, vien da dire, ciò accada più facilmente sul campo di gioco che nella vita.
La vittoria dei Belk U14 sul campo di Zelo BP, è frutto di merito acquisito giocando con qualità, determinazione e intensità, tenuta atletica e concentrazione, oltre a tecnica e precisione. E, capacità di leggere il gioco degli avversari, adattarvisi e trovare le contromisure.
Così, si spiega l’inizio incerto dei nostri ragazzi, subito sotto di sei punti, e il testa a testa fino alla fine del primo tempo.
Nel secondo quarto la partita dei milanesi ha preso però la sua giusta piega. La tripla di Nicocarbone, che ha permesso di andare allegramente negli spogliatoi avanti a ‘corto muso’, racconta della svolta impressa dalle scelte dei due coach.
Inizialmente i nostri ragazzi si sono fatti sorprendere da uno schema d’attacco eseguito con grande efficacia dai giovani zelaschi. Con il passare dei minuti, la zelanteria dei bianchi nel riproporre la stessa tattica li ha trasformati in rigidi zeloti attaccati all’ortodossia del proprio gioco.
Quando poi, i zelanti zeloti zelaschi hanno iniziato a difendere a zona, dagli spalti abbiamo potuto apprezzare i frutti del lavoro fatto in via Crespi per migliorare il tiro. Non solo la tripla di Nicocarbone (18pt) in chiusura di primo tempo, e ancora nell’ultima frazione, ma anche le due di Zac (10pt) nel terzo quarto, e i bei punti da fuori area di Rich (4pt) di Uri (6pt) e, se non sbaglio, di Edo Sbaiz (2pt) dicono della confidenza che i nostri stanno prendendo con la retina.
Esaltando la pulizia estetica del tiro ad arco non va dimenticata la preziosità del lavoro sporco sotto canestro di Marcello il Lungo (7pt), quel contendere e difendere la palla accartocciandovisi sopra riemergendo tra la selva di braccia tese avversarie per depositarla infine nella rete.
E già che sono in tema di lavoro sporco un cenno va fatto per segnalare chi ha combattuto a tutto campo venendo sanzionato per la troppa irruenza o, a volte, per la troppa ingenuità. I quattro falli di Diga (2pt) e Marcello, e i tre di De Sanctis (2pt), Uri e Scaccia dicono dell’agonismo, parola greca che, come è noto, vale sia per gara, sia per lotta e contesa.
Ultimi, ma non meno importanti, Piet e Tito, due colonne, a secco di punti e di falli, ma non di sudore. Purtroppo, il mio tabellino, ma non la mia memoria, è manchevole riguardo gli assist che i due hanno servito, le palle contese e recuperate, i rimbalzi guadagnati per tempismo e posizione, l’intelligenza nel portar palla e smistarla, ora con rapidità e colpo d’occhio nel trovare il rifinitore meglio posizionato, ora rallentando il gioco per permettere alla squadra di disporsi in attacco.
Ultimissimi e importantissimi, Seba e Gullo, come dire, Tibia e Tallone: dai, guarite presto!








